Come nasce un progetto indipendente

Come Associazione Toby Dammit nasciamo nel 2009 con l'idea di gestire una piccola sala, il cinema Snaporaz di Cattolica, per proporre il meglio del cinema d'essai e d'autore, rassegne e cinema all'aperto. Negli anni ci siamo fatti conoscere come alternativa alle multisale delle grandi città ed abbiamo iniziato quasi naturalmente a fare dei piccoli lavori nostri: videoclip, cortometraggi, spot pubblicitari e video per eventi.
Poi nel 2013 la legge sulla digitalizzazione delle sale ci ha obbligato a chiudere i battenti e, mentre una parte dell'associazione si dava da fare per cercare i fondi per un proiettore digitale, un'altra parte di noi ha iniziato a lavorare su un progetto molto ambizioso: un lungometraggio basato sulla vita dei due martiri cattolichini, Rasi e Spinelli.
Una sfida su più aspetti, sia perché il film si sarebbe dovuto ambientare nel 1944 (con tutte le conseguenze del caso, tra costumi e location) sia perché le risorse a nostro favore erano poche. Ma ci sentivamo pronti per provare a fare qualcosa, se non altro per smuovere l'assopito panorama cinematografico della Romagna.
Così, nel Gennaio 2014, abbiamo lanciato una campagna di crowdfunding sulla piattaforma 'Produzioni dal Basso' con l'intento di raccogliere 5.000€, il minimo indispensabile per far partire la produzione.
Neanche un mese dopo arrivò la sponsorizzazione di AdriaExpress che ci sostenne caldamente nel progetto e ci permise di credere ancora di più in quello che stavamo facendo. Allora non sapevamo a cosa saremmo andati incontro: creare un film dal nulla, con pochi mezzi e un budget limitatissimo è un'operazione titanica. Ma non impossibile.

 


 

Ricerche storiche e sceneggiatura

Alessandro Nunziata, il regista, aveva una storia nel cassetto scritta da ragazzino. Un cortometraggio che aveva al centro della narrazione le torture che vennero fatte a due giovani militari, giudicati colpevoli dai fascisti di aver aiutato alcuni partigiani a trafugare delle armi. Queste torture durarono una settimana all'interno della Rocca di Cattolica e furono talmente feroci e brutali che, chiunque abitasse a Cattolica all'epoca, ancora si ricorda delle urla e dei lamenti dei due ragazzi.
Quando Alessandro tirò fuori la sua idea si decise di approfondire gli studi a riguardo, anche perché le vicende non erano ancora molto chiare. Così, mentre iniziammo a rimettere mano alla sceneggiatura del cortometraggio, decidemmo di consultare Maurizio Castelvetro, presidente ANPI della provincia di Rimini e grande conoscitore della storia della nostra terra. Oltretutto suo padre, Mario Castelvetro, partigiano ed ex sindaco di Cattolica, aveva lasciato in eredità gran materiale sulla storia di Rasi e Spinelli, tra cui un'intervista a una delle sorelle rimaste in vita di Rasi.
In breve tempo il materiale a nostra disposizione iniziava a diventare tanto, la voce si sparse, finimmo sui giornali locali e fummo contattati da diverse persone anziane che avevano aneddoti di prima o seconda mano da raccontarci.
Fu in quel momento che ci sedemmo a tavolino e capimmo che quel materiale era troppo per un cortometraggio e avanzammo l'idea di provare a scrivere un lungometraggio dal titolo "Tutti Morimmo A Stento", prendendo spunto dal noto album di Fabrizio De Andrè.
La prima bozza la finimmo nel Dicembre 2013. Quello che prima era un cortometraggio diventò la parte finale di una storia molto più grande. Infatti il lavoro che iniziammo a fare fu quello di raccontare come e perché questi due ragazzi furono presi e torturati dalle forze militari fasciste. La storia ora includeva anche altre piccole storie parallele strettamente legate a questa vicenda.
Una parte importante nella nuova stesura era incentrata su due slavi fuggitivi, Orsolic e Penovic. Dalle ricerche svolte avevamo appurato che nello stesso periodo dei fatti accaduti a Rasi e Spinelli - Giugno 1944 - due slavi fuggiti da un campo di lavoro in Toscana avevano trovato rifugio nelle nostre campagne, protetti dai contadini locali. I dettagli che li riguardano sono tuttora avvolti nel mistero ma più fonti hanno citato Orsolic e Penovic, perciò la loro parte è stata l'unica romanzata per il film e nello specifico abbiamo deciso di creare ad hoc una famiglia romagnola che li accogliesse nonostante gli stenti e la fame che aveva portato la guerra. La scelta di includerli nel film ci sembrava sensata perché vedevamo un grande parallelismo tra i due slavi e Rasi e Spinelli, due storie di giovani in epoca di guerra ma dagli epiloghi nettamente differenti.

 

Creare la troupe

Avevamo già sondato alcune persone di nostra conoscenza per formare una troupe il più professionale possibile nonostante le risorse limitate. Formammo definitivamente la troupe di Tutti Morimmo A Stento tra Gennaio e Febbraio, in breve tempo, e decidemmo che le riprese del film si sarebbero dovuto svolgere tra Aprile e Maggio.
Tenendo conto che Alessandro avrebbe preso le redini della regia, Lorenzo della produzione ed Eleonora delle riprese, decidemmo di puntare soprattutto su due figure che ci affiancassero: il fonico e il direttore della fotografia. Per fortuna ci andò di lusso e trovammo due persone professionali con grande esperienza sul set: Sandro Broggini (fonico) e Claudio Tacchi (fotografia). Vista la lontananza, i primi colloqui e discorsi su come girare il film avvennero tramite telefonate, via Skype e mail. Entrambi sposarono il progetto fin da subito, venendoci incontro e aiutandoci nella realizzazione del progetto anche in ambiti al di fuori del loro ruolo e per questo gli saremo infinitamente grati.
In seguito completammo la troupe con altre figure fondamentali per la realizzazione: truccatrice, costumista, scenografa, segretarie di edizione e assistenti. Alcuni vennero come volontari, come il catering organizzato dalla Pro Loco di Cattolica, altri si proposero per fare esperienza su un set ma la cosa fondamentale è che tutte le persone sul set del film avevano un grande entusiasmo. La squadra si stava formando.

 

I casting 

Non avevamo mai fatto un lungometraggio, ne tantomeno dei casting accurati. Perciò decidemmo di procedere per gradi. Inizialmente individuammo alcuni attori di nostra conoscenza per dei ruoli in cui potevano andare bene. Uno dei primi a venir contattato fu il piccolo Edoardo Chirico (nel film interpreta Gigi, il bambino della famiglia di contadini) con il quale avevamo già lavorato sul set di un cortometraggio e sul quale, a dir la verità, abbiamo cucito il ruolo già in fase di scrittura. Poi conoscemmo Andrea Porti (Pino, il padre della famiglia di contadini) che a sua volta ci presentò Gianluca Vannucci (Vanzio Spinelli). Li prendemmo entrambi, viste le capacità, l'esperienza e la voglia di lavorare. Poco dopo iniziammo i casting veri e propri sia nella nostra sede di via Pascoli a Cattolica, sia in alcune scuole di teatro della zona.
I casting si concentrarono particolarmente sui personaggi di Rasi, del Maggiore Vannata e di Lidia, la figlia dei contadini, per la quale provinammo decine di ragazze tra i 16 e i 18 anni. Quest'ultimo ruolo andò a Clara Pagliero, una giovane studentessa di teatro appena maggiorenne che ci stupì piacevolmente. Mentre il ruolo di Rasi andò a Giuseppe L'Insalata dopo che fu provinato un paio di volte, perché inizialmente lo considerammo per il ruolo di Degli Angeli (il compagno di stanza di Rasi e Spinelli), ruolo andato poi al riminese Michele Abbondanza. Ma il grande entusiasmo di Giuseppe e una certa somiglianza con il vero Rasi ci convinsero a farlo diventare uno dei due protagonisti del film. Mentre per il Maggiore Vannata, l'antagonista della storia, ci fu una situazione singolare. Eravamo a colloquio con alcuni membri dell'Associazione Greenliners a Fano per chiedere la loro partecipazione come figuranti in costume, essendo loro un'associazione di rievocazione storica. Ci trovammo in una stanza semibuia, assieme a diverse persone che ascoltavano ciò che avevamo da dire e da un angolo in penombra ci scrutava il presidente dell'associazione, Gabriele Gentili, avvolto dal fumo di sigaretta. Ogni volta che costui apriva bocca per farci delle domande ci incuteva un certo timore con la sua voce roca. Alla fine l'incontro andò bene e si rivelò altamente proficuo perché i ragazzi dell'associazione decisero di collaborare come figuranti con le loro divise storiche, ma una volta fuori da quella stanza ci chiedemmo se fosse il caso di provare a chiedere a Gabriele di interpretare il ruolo del temibile Vannata, visto l'aspetto rigido, la voce profonda e roca e l'emozione che ci aveva trasmesso durante l'incontro. Dopo alcune lusinghe e delle prove fatte in un bar, Gabriele, che non aveva mai recitato, decise di accogliere la sfida e tuttora possiamo considerarla una delle scelte più azzeccate del film!
Nel frattempo sono entrati nel cast anche Kajo Sartori Lucic nel ruolo dello slavo Orsolic, il quale essendo madrelingua ha adattato personalmente i dialoghi in slavo, e Manuela Tura, vista la sua esperienza teatrale, per il ruolo di Maria, la madre della famiglia di contadini.
Poi sono subentrati altri giovani attori del riminese nei ruoli dei soldati fascisti: Marco Celli, Riccardo Benghi e Simone Biagini. Infine abbiamo completato il cast grazie alle scuole di teatro, dove abbiamo visionato decine di ragazzi e adulti. Da qui abbiamo selezionato Ariele Morpurgo, nel ruolo di Fontana (compagno di stanza di Rasi e Spinelli), Alessio Bianchi, nel ruolo dello slavo Penovic, Alice Leardini e Mauro Paccapelo rispettivamente nei ruoli della sorella e del padre di Rasi.

 

 

 

I luoghi delle riprese

La ricerca delle location è stata di gran lunga la parte più lunga e difficile della pre-produzione. Non potendoci permettere la figura del "location manager", ne tantomeno dei teatri di posa in cui scenografare gli interni delle case dei contadini e le celle dove sono stati torturati Rasi e Spinelli, ci siamo messi alla ricerca di posti rimasti come all'epoca. È stata dura trovare i casolari di campagna, principalmente per due motivi: o erano talmente vecchi da essere inagibili o erano ristrutturati, quindi storicamente inattendibili. Tra Urbino, Rimini e Pesaro avremo visionato almeno un centinaio di case e ipotizzato le più disparate metodologie di ripresa per adeguarci purché si facesse il film. Poi è arrivata la svolta che ci ha rincuorato: Granarola, una piccola frazione di Gradara con poche case. Proprio qui abbiamo trovato quattro casolari che facevano al caso nostro, poco distanti l'uno dall'altro. Con grande fortuna siamo riusciti a rintracciare i rispettivi proprietari che ci hanno permesso di girare le nostre scene nelle loro abitazioni semi-abbandonate. Quindi, alla fine dei conti, quasi metà film è stato girato in questa piccola frazione dimenticata da tutti. Nel casolare più grande abbiamo ambientato le scene della famiglia di contadini che accoglie i due slavi, nel casolare confinante abbiamo girato la scena in cui Vannata fa arrestare Balduini, uno dei presunti complici, nel terzo casolare abbiamo girato la scena in cui Palìn fornisce il furgone a Castagna e Pilotti per scappare con le armi e infine il quarto casolare, il più piccolo, lo abbiamo utilizzato per riprodurre ben 3 case diverse: la cantina è stata utilizzata per la scena in cui il contadino Uguccioni nasconde Orsolic e Penovic dai fascisti, al piano terra abbiamo girato la scena in cui i soldati irrompono in una casa dove ci sono tre anziani che giocano a carte e al primo piano un'altra scena del rastrellamento in cui due soldati portano via un uomo dalla moglie e dalla figlia. Insomma, ci siamo dovuti inventare un po', ma il cinema è anche questo!
Un'altra grossa fetta del film è stata realizzata a Mondaino, un piccolo paesino medievale sulle colline dell'entroterra romagnolo. Qui sono state girate tutte le torture a Rasi e Spinelli nelle cantine e nelle grotte di tufo per riprodurre le segrete della Rocca di Cattolica, oltre ad aver utilizzato Piazza Maggiore come location per il discorso di Vannata ai suoi soldati che danno il via al rastrellamento. Altre scene si sono svolte nelle colonie di epoca fascista: nella Colonia Bertazzoni di Riccione è stato girato l'interno della caserma in cui viene presentato Vannata, mentre all'esterno della Colonia Ferrarese di Cattolica è stato girato l'esterno caserma. Sempre a Cattolica, proprio sul lungomare Rasi e Spinelli, è stata utilizzata come location Villa Marconi, la dimora estiva di Guglielmo Marconi, per riprodurre l'ultima cena di Rasi con i suoi famigliari e la scena del tribunale tedesco che dà la sentenza di morte a Rasi e Spinelli. Infine il dialogo di Rasi e Spinelli seduti sul ciglio dello strapiombo è stato girato sul monte San Bartolo, tra Gabicce e Pesaro.

 

 

 

Il set

Le riprese si sono svolte dal 14 Aprile all'11 Maggio 2014. È stato un mese veramente intenso, un tour de force in cui la produzione ha girato tutte le oltre 80 scene del film in 24 giorni e nei quattro giorni di riposo ha allestito e preparato le scene dei giorni seguenti. Mentre il direttore di produzione, Lorenzo Scappini, organizzava le oltre cento persone che hanno preso parte sul set (gli oltre cinquanta attori, i circa venti figuranti militari, il catering, i responsabili delle oltre venti location, ecc.), Alessandro Nunziata concretizzava il lavoro produttivo e artistico coadiuvato dalla produttrice e operatrice Eleonora Calesini, dal direttore della fotografia Claudio Tacchi e dal fonico Sandro Broggini.
La primissima scena girata è stata quella del narratore in bianco e nero, interpretato da Raffaele Bersani (padre del musicista Samuele) nella sua casa a Cattolica, ovvero la prima e l'ultima scena del film.
Nelle prime due settimane sono state girate perlopiù le scene del secondo atto. Nella terza settimana è stata girata in blocco tutta la prima parte del film con la famiglia di contadini che accoglie gli slavi. Infine nella quarta settimana è stata girata in blocco tutta l'ultima parte del film, dalle torture a Rasi e Spinelli fino alla fucilazione. È stata la settimana più intensa e suggestiva a livello artistico, in cui la troupe e gli attori hanno raggiunto il perfetto mood per le scene focali del film.
Le riprese si sono concluse Domenica 11 Maggio con due scene fondamentali: nella mattina è stata girata la fucilazione di Rasi e Spinelli al cimitero di Saludecio (mentre il giorno precedente era stata girata all'alba la scena del corteo verso il cimitero) e nel pomeriggio si sono concluse le riprese con il discorso di Vannata ai suoi militari che danno il via al rastrellamento nella location di Piazza Maggiore a Mondaino. In coda è stata girata una piccola scena del rastrellamento nella campagna di Mondaino, in cui un gruppo di militari arresta un contadino. Questa è stata l'ultimissima scena girata.

 

 

La post-produzione

La post-produzione di Tutti Morimmo A Stento è stata la parte più lunga della produzione, essendo durata esattamente un anno. Essa è stata possibile grazie all'intervento della Banca BCC di Gradara come sponsor, proprio per ultimare i lavori del progetto. Eleonora Calesini ha iniziato il montaggio sin da subito ed una prima versione del film è stata terminata durante l'estate. Era una versione molto fedele alla sceneggiatura ma ancora troppo dilatata, durava circa 90 minuti, così man mano il film è stato limato e alcune scene sono state ripensate in funzione del materiale girato, fino ad arrivare alla versione definitiva di 83 minuti, terminata a Febbraio 2015. Nel frattempo la produzione ha rilasciato un primo teaser trailer il 24 Giugno 2014, in occasione del settantennale dalla fucilazione di Rasi e Spinelli, con un'inedita traccia audio in cui Giuseppe L'Insalata e Gianluca Vannucci (i protagonisti del film) intonano "Il Galeone", una canzone anarchica contro la guerra, prima pensata per il film ma poi non utilizzata nel montaggio definitivo e presente esclusivamente in questo trailer.

 

 

Mentre il montaggio andava concludendosi gli altri comparti della post-produzione iniziavano ad inserirsi nel progetto: le musiche, gli effetti visivi, la color correction e infine il missaggio audio.
Il curatore della colonna sonora, Giuseppe 'Giusva' Ricci (anche co-produttore), ha iniziato a lavorare con alcuni gruppi già dal periodo del set, poi nell'estate 2014 con il girato alla mano, ha fatto un gran lavoro di incisione assieme a due band romagnole, Uyuni e Natural Redemption, che hanno composto l'intera selezione di musiche originali per il film. In più Ricci ha selezionato tre ottime canzoni adatte alla pellicola: "Nebbia Fitta" dei Pornography, "La Proprietà (strumentale)" dei Fuzz Orchestra (inserita sulle concitate scene del rastrellamento) e "Daddy Song" di Io e la Tigre (sui titoli di coda).
La grafica Alessandra Cesaroni ha curato ogni aspetto grafico del film, dal logo "Tutti Morimmo A Stento" fino alla locandina e alla copertina del cd con la colonna sonora.
Nel frattempo alcune sequenze andavano ritoccate al computer per togliere gli elementi non verosimili per l'epoca in cui è ambientato il film e inoltre per aggiungerne altri, come nella scena in cui Vannata dà inizio al rastrellamento in cui si vede un paese distrutto dalla guerra. Ad aver reso possibile ciò è stato un piccolo team di effetti visivi di Roma diretto da Roberto Battelli. Gli ultimi due tasselli della produzione, color e mix audio, sono state fatte di pari passo nei primi mesi del 2015. L'ottimo lavoro di color correction è stato realizzato a Fano dal video designer Raffaele Mariotti, che ha reso cinematografiche le immagini di una videocamera Canon 5D, con la quale sono state fatte tutte le riprese del film. Mentre il missaggio audio è stato realizzato da Giorgio Vita Levi negli studi della FonoVideo di Milano. Siamo molto soddisfatti di aver lavorato con questi professionisti, soprattutto come nel caso dell'audio, invidiabile da qualsiasi produzione cinematografica.
Infine, le immagini di Cattolica durante il fascismo che si vedono sui titoli di coda, impresse sopra le lettere originali di Rasi e Spinelli, sono state scelte grazie al lavoro e alla ricerca di Dorigo Vanzolini e la Biblioteca Comunale di Cattolica.

L'anteprima del 25 Aprile 2015 (70° Anniversario della Liberazione d'Italia), le proiezioni e i festival
La produzione è riuscita a terminare tutti i lavori nell'Aprile 2015 e realizzare il DCP poco prima del 25 Aprile, data prescelta per l'anteprima di Tutti Morimmo A Stento. L'anteprima del film è entrata nel cartellone degli eventi di Cattolica per il 70° anniversario della Liberazione d'Italia e la proiezione al Teatro della Regina ha registrato il sold out in soli tre giorni. Gli oltre 600 biglietti venduti per questa proiezione hanno spinto la produzione ad aggiungere un'ulteriore proiezione collaterale al Cinema Snaporaz, anch'essa andata sold out in pochissimi giorni.
Quasi 800 persone hanno assistito per la prima volta a Tutti Morimmo A Stento la sera del 25 Aprile, compresi tutti gli attori e l'intera troupe che si sono poi riuniti sul palco del Teatro della Regina a un anno esatto dalle riprese, per prendersi gli applausi del pubblico di casa entusiasto e commosso. Una serata di gala indimenticabile che ha riunito la comunità nella memoria di Rasi e Spinelli. Alla proiezione erano inoltre presenti i parenti di Rasi, tra cui il nipote Giuseppe (figlio della sorella Maria) e i suoi cugini venuti direttamente dal Brasile.

 

 

 

 

 

Da quel momento il film è stato proiettato più volte al Cinema Snaporaz di Cattolica e nei cinema di oltre 10 città. Degne di nota le proiezioni di Cesena (la città che ha dato i natali a Rasi e Spinelli) e Mondaino, in una bellissima proiezione all'aperto in Piazza Maggiore, una delle location del film. Ogni 25 Aprile il film viene riproposto per le scuole medie di Cattolica e dintorni. La produzione tiene molto a queste proiezioni perché è importante che la memoria dei fatti venga tramandata anche ai ragazzi che rappresentano il futuro della comunità.
Tutti Morimmo A Stento è stato selezionato in concorso all'Ariano Film Festival 2015 e al Respect Belfast Human Rights Film Festival nel Marzo 2017. Proprio al festival sui diritti umani di Belfast, Tutti Morimmo A Stento si è aggiudicato il primo premio internazionale come miglior film della kermesse.